“Disturbo?”.
Le luci spente e accese più volte, e una gran risata.
L’arrivo di Giuliano al Club degli Scacchi non poteva passare inosservato, con la sua ventata di allegria e un numero indeterminato di caramelle disseminate in giro, per tutti.
La sua scomparsa, ancora così giovane, in un riserbo che lui stesso ha voluto, ci ha segnato profondamente, benché fosse lontano fisicamente ormai da alcuni anni, e da un paio tenesse i contatti solo con pochissimi.

Abbiamo sentito subito l’esigenza di trovarci tutti insieme per onorare Giuliano, per parlarne, raccontarci gli aneddoti dei tanti momenti condivisi, brindare a lui davanti a una pizza, elaborare il lutto in un evento nel suo stile, conviviale e gioioso, con l’idea di una sorta di autointervista tra noi scacchisti gallaratesi e con l’intento di mettere insieme la storia di un carissimo amico e di tramandarla, perché la sua memoria rimanesse, troppo grande per poter essere dimenticata.

La figura di Giuliano Picierro è davvero importante per la storia della Scacchistica Gallaratese. Io, Alberto Bardelli, iscritto dal ’91, poco dopo il mio arrivo l’ho visto arrivare un giorno al Club degli Scacchi (come si chiamava  allora) accompagnato dal presidente Benvenga. Avevamo quasi la stessa età e subito dopo abbiamo iniziato a girare insieme facendo tornei. Soprattutto con il campionato provinciale di Varese a squadre del ‘92 – contro squadre forti e categorie nazionali, arrivammo inaspettatamente secondi, con una squadra di giovani non classificati che includeva anche Cristiano Zambarbieri, Luca Bonini e Giovanni Marciano –  si sono creati un forte spirito di gruppo e una grande amicizia, che nel tempo ha legato con lui molti altri di noi.

Oltre l’amicizia e l’affetto, la figura di Giuliano è stata importantissima perché è stato vicepresidente della Scacchistica in uno dei momenti di crisi di affluenza al Circolo, verificatosi a metà degli anni ‘90 e segnato dal passaggio tra le due presidenze Benvenga e Collaro. In quel periodo lui e Angelo Zanzottera hanno garantito l’apertura del Club arrivando ogni pomeriggio, appena finito il lavoro, e restando spesso fino a tardi, in un momento segnato da un ricambio generazionale con il ritiro o la scomparsa di soci storici, e in cui tanti altri non riuscivano a partecipare con continuità. Giuliano in quegli anni ha seguito la crescita di soci appena arrivati, come Saverio Forte, Emiliano Antonetti, Marco Cesarano e poi ha contribuito a formare nuovi scacchisti, come Riccardo Vada e prima ancora Daniele Viale; ha diffuso la passione per il “mangia e passa” (per noi “mangia mangia”). Ricordiamo tutti un’epica serata al circolo di Lonate Ceppino, la cui sede allora stava in un bar, in cui lui e Daniele hanno sfidato niente meno che i MI Daniele Genocchio e Danyyil Dvirnyy (che di lì a poco divenne Grande Maestro) tenendo testa a quella formidabile coppia in maniera veramente fiera e importante in questa specialità in cui eccelleva.

Detiene anche il record (ai tempi nel Guinness dei Primati) come partecipante al torneo di scacchi più numeroso del mondo, i campionati italiani semilampo 1995 a San Giorgio su Legnano, che videro anche la presenza di Anatoly Karpov. In particolare, Giuliano partecipò al torneo NC arrivando 24° con un ottimo 6 su 9, benché avesse iniziato a giocare in torneo da poco.

Giuliano è nato per il gioco, in senso lato, non solo quello degli scacchi. Adorava qualunque forma ludica e amava trasformare qualunque occasione in un evento, in una manifestazione. Ad esempio, difficilmente con lui presente al Club non partiva “un torneino” tra soci e visitatori. Memorabili le “aperture di Picierrolandia”, come amava dire: partite lampo “a chi entra esce” (si sfida colui che vince) condite da partite a flipper sul vecchio computer, donato da Egidio Ferrando, per chi attendeva l’esito delle lampo, ma che a volte invece si trasformavano in veri e propri tornei di flipper che finivano per far passare in secondo piano le serate scacchistiche.

Giuliano era davvero un forte scacchista, ben oltre quanto il suo punteggio ELO abbia mai raccontato, dotato di profonda intelligenza scacchistica e grande senso della posizione. Prendevo in giro le sue aperture perché “noiose come andare a pescare”: il Sistema Londra e la rocciosa Difesa Francese, che all’inizio erano le sue armi preferite, e lui interpretava con solida attività. In seguito ha variato tantissimo il repertorio, passando negli anni per la Partita Italiana e per vari gambetti, ed altri sistemi taglienti. Era un giocatore veramente difficile da battere. Gli dicevo che era ‘il nostro Tigran Petrosjan’ perché era molto attento in difesa, con uno stile posizionale e i Cavalli che spesso si autodifendevano, ma, come il leggendario campione armeno, aveva un finissimo senso della tattica, e quando cominciavano quelli che lui adorava chiamare “i fuochi d’artificio” si doveva presto abbandonare. Famose le sue frasi, per noi ormai divenute proverbiali, come quando si metteva in dubbio la sua mossa e lui rispondeva serissimo e serafico: “è una possibilità”. Spesso poi scoppiando a ridere.
Memorabili le sue scritte sulla lavagna, per scherzare con qualcuno, sottolineandone errori o eccessi di fortuna, e a volte rimaste lì molto a lungo, come la frase di Steinitz: “ogni spinta di pedone crea una debolezza”.

Leggendaria quella volta che, ritenutosi offeso da un avversario, in un torneo ha ribaltato la scacchiera. Non fraintendiamoci: va sottolineato che Giuliano è sempre stato un esempio di estrema correttezza sulla scacchiera, ma non era una persona che si facesse andare bene tutto per il quieto vivere: aveva l’orgoglio della terra d’origine della sua famiglia, la Sardegna, e quindi a una grande umiltà si associavano anche una grande giovialità, un fortissimo attaccamento agli amici e una certa difficoltà a perdonare ingiustizie e offese.

Tra gli aneddoti notevoli quello del ‘fantasma’, che pare in un certo periodo infestasse la vecchia sede del Circolo in via Canova. Di notte spesso ci si fermava a giocare, e nelle ore notturne si sentiva talvolta un rumore, come di qualcuno che dormisse al piano superiore, normalmente silenzioso perché adibito a centro diurno per disabili. Una volta Daniele vide una porta chiudersi e inizialmente scapparono fuori in strada, sgomenti, tornando poi indietro per il dovere di chiudere il Club. Giuliano, in seguito, ha sempre preso in giro Daniele per quella faccenda, dicendo che avesse avuto le traveggole. Molti altri ricordi divertenti sono affiorati, come la Coca Cola scaduta, poi diventata verde, ma rimasta a lungo con le sue muffe al Club, quasi come un cimelio.

Giuliano è stato anche un grande moderatore di eventi online, attivo su chess.com e lichess.org dove i suoi nickname principali erano “Assente” e “Dienach”, e ha spesso partecipato a ritrovi locali di scacchisti organizzati dai siti, soprattutto con Chesscube.com, prima di trasferirsi in Toscana, dove ha trascorso gli ultimi anni di vita, purtroppo segnati dalla crescente malattia, ma rasserenati con nuovi affetti.

Io sono stato l’ultimo tra i soci ad avere la fortuna di vederlo personalmente, nella piazza di Montespertoli, dove ci siamo incontrati “per vedersi e fare quattro risate”, come diceva lui. Ci siamo fatti una partitina a scacchi, clandestina: non eravamo troppo sicuri che il bar in cui eravamo non ci avrebbe cacciato. Fu lasciata giustamente patta, come usa tra gentlemen, ma il risultato non contava: eravamo davvero troppo felici di rivederci dopo alcuni anni.

Abbiamo da subito ritenuto che fosse necessario dedicargli un torneo.

Confrontandoci, in quella cena di maggio, si è pensato di fare un torneo lampo a 5 minuti classici, perché lui eccelleva nel gioco lampo (benché fosse uno dei fautori del ritmo a 10 minuti, tradizionale del nostro Club, che ancora caratterizza il nostro torneo Formula Uno, che ha vinto nel 2004); che sia un torneo sociale, perché le sue attenzioni erano sempre rivolte agli amici e al Club; da fare in un momento dell’anno in cui comunque l’afflusso di scacchisti sarà garantito, come metà gennaio.
E così sarà. Ciao Giuliano: grazie. Sei e sarai sempre ancora in mezzo a noi.

Alberto Bardelli

Autore

antoniocausa@yahoo.it

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